+

Indice

Chi siamo? Cosa facciamo?

La pagina web www.buecherrezensionen.org è un progetto serio e meritevole per il sostegno della letteratura italiana nel mondo germanofono. Il suo obiettivo è quello di dare orientamento e stimoli agli amici del mondo e della lingua italiana da un punto di vista letterario, culturale, turistico e linguistico. Si tratta di un’iniziativa privata senza interessi commerciali o vincoli contrattuali.

Presentiamo soprattutto nuove pubblicazioni, sia traduzioni sia versioni originali di editori italiani. Oltre ad autori ed editori conosciuti, lo scopo è quello di sostenere anche nuovi talenti ed editori indipendenti. La letteratura recensita riguarda un ampio spettro di generi.

Il sito è ottimizzato professionalmente per i motori di ricerca, cosicché i link per gli articoli appaiono di solito sulla prima pagina di Google e altri.

Cosa offriamo? Cosa chiediamo?

Scriviamo tutte le nostre recensioni con l’ambizione di presentare articoli competenti, originali, informativi ed utili per i nostri lettori. L’attenzione che abbiamo trovato da alcuni anni conferma il nostro approccio, come pure il riconoscimento sotto forma di citazioni o link inseriti in altri siti (wikipedia.de, iiccolonia.esteri.it [Istituto Italiano di Cultura], arte.tv, orf.at ...) e di commenti da autori e lettori.

Le nostre recensioni ed altri articoli si rivolgono a ...
• persone che stanno imparando o hanno già imparato l’italiano a scuola o nei corsi per adulti e desiderano qualche orientamento su cosa possano leggere per esercitarsi e capire meglio l’Italiano;
• turisti cercando libri che si svolgono nella regione dove vogliono passare le vacanze;
• il grande gruppo di gente che, per motivi culturali o altri, si interessa per l’Italia.

I nostri lettori provengono dalla Germania (~60%), l’Austria (~13%), la Svizzera (~13%) e l’Alto Adige (~4%). Comprano i libri italiani o online o in una libreria italiana.

Studiamo regolarmente i siti delle case editrici e dei premi letterari d’Italia in cerca di titoli di un certo livello letterario e di interesse per i nostri lettori. Offriamo alle case editrici e agli autori di pubblicare la nostra recensione (in tedesco) sul nostro sito. Per questo servizio chiediamo solo l’invio di una versione elettronica del libro.

Dicono di noi ...

Oltre i commenti inviatoci da lettori e autori germanofoni abbiamo anche ricevuto alcuni dall’Italia, tra l’altro un’e-mail privata da professor Giulio Angioni, che, come studente, viveva anche in Germania e capisce benissimo il tedesco [ Wikipedia]. In risposta alla nostra recensione del suo libro »Sulla faccia della terra«, ci ha scritto (6 marzo 2015):

Caro Dottor Schwarz,
devo e voglio ringraziarla molto per questa sua recensione del mio ultimo libro. E’ così precisa, informata e capace di informare come raramente si vede. Ovvio poi che la valutazione massima mi rende particolarmente grato.
E mi fa sperare che il libro possa avere fortuna presso i parlanti tedesco.
Mi piacerebbe sapere di lei e dei suoi interessi letterari.
Tante belle cose e a presto!
Giulio Angioni

Come contattarci?

Si prega di servirsi del nostro modulo »Kontakt«.

Guardi Lei stesso:

Recensioni in lingua italiana – due esempi
elenco dei libri in lingua italiana recensiti da noi
elenco dei libri italiani tradotti nel tedesco recensiti da noi
• Libri consigliati per chi viaggia in una particolare regione dell’Italia:
il nord
Toscana – Umbria – Marche
il sud
la Sicilia
la Sardegna

Recensioni in lingua italiana

Dalle nostre recensioni, ecco due tradotte »a mano« dal tedesco.
Se Lei cerca la traduzione di un altro articolo, Le possiamo raccomandare questo sito di traduzioni automatiche: DeepL
Si entra semplicemente l’intero articolo, e di solito appare una traduzione tutt’altro che perfetta, ma molto più convincente di quelle da Google, per esempio.


Recensione di Savina Dolores Massa: »Ogni madre«

:
Ogni madre

Racconti · Maestrale · · Brossura · 208 pp. · ISBN 9788864291086
Lingua: it Paese d’origine: it · Regione: Sardegna

I veri protagonisti della storia sarda

Recensione pubblicata il 16 giugno 2014 · 5 voti »recensione utile« · senza commenti

Clicca qui deutsch
per la versione tedesca
di questa recensione.

Savina Dolores Massa scrive storie aspre come l’isola in cui esse hanno luogo. Nella prefazione l’autrice chiarisce di aver voluto disegnare delle »creature« che »si aggirassero tra avvenimenti e paesi della Sardegna passata«. I suoi personaggi sono però principalmente legati alla storia dei suoi antenati e della sua patria. Il cambiamento viene sempre dall’esterno e ciò che i tempi moderni portano alle persone è accolto con stupore e indifferenza, quasi come se non li riguardasse o potessero scegliere di ignorarlo.

Gli occhi sinistramente belli di Vincenza Demontis simboleggiano il potere fatale della fissità: »portano solo disgrazie«. Quattro corteggiatori pagano atrocemente il suo sguardo con la vita, e quando solo tre mesi dopo di matrimonio, il marito di Vincenza ha un incidente mortale, nessun uomo osa più guardarla. Crescerà da sola il figlio Candido.
Arraffiella Satta sposa Candido per amore, eppure sa bene che »le cose cattive non si sotterrano mai«. Per tale motivo è fermamente risoluta a rinunciare a degli eredi poiché potrebbero avere gli stessi odiati e maledetti occhi della suocera. In un momento di debolezza, Arraffiella però cede e a quarant’anni dà alla luce un figlio, Pissenti (»maledetto giorno, maledette pecore e maledetto il mio cuore molle!«).
Il padre Candido vorrebbe togliere il fanciullo dal circolo vizioso, fare in modo di educarlo da qualche altra parte; alla madre questo però sembra fin dal principio un peccato »di presunzione, di vanità di fronte alle altre madri, con un destino già tracciato per i propri figli: povero e ignorante per tutta la vita«.
Finiti gli studi, Pissenti ritorna al suo paese natio carico di entusiasmo illuminista nell’interesse dei suoi arretrati abitanti, che per la maggior parte non sanno né leggere né scrivere. Ma il giovane pretende troppo da loro, ferisce inavvertitamente il loro orgoglio semplice, mette la loro muta e subdola resistenza contro di sé, finché una pallottola anonima non lo uccide.
Perfino la madre Arraffiella lo aveva da tempo abbandonato. Nonostante tutto il dolore sa che tutti i figli del paese sono uguali, che qualunque di essi avrebbe potuto sparare, poiché »l’orgoglio, ogni madre lo serve nel piatto cena dopo cena, per far andare i figli a dormire con la pancia più piena«. I pensieri illuministi portati da Pissenti nel villaggio avrebbero strappato i figli alle madri e distrutto il nocciolo della società.

La storia di »Ogni madre« termina nel 1967. Ognuno dei tredici testi della raccolta che gli dà il titolo è legato a fasi della storia sarda fra il 1870 e gli anni ‘60 del XX secolo. In ogni racconto viene delineato il contesto (politico, sociale, economico) in due, tre frasi, senza tuttavia che esso si concretizzi come parte dell’intreccio. Più che altro questo sguardo offre al lettore uno sfondo grazie al quale i destini mostrati acquistano una valenza che trascende la singola individualità.

In tal modo veniamo a conoscenza dell’arbitrio dei »Baroni«, del »banditismo«, della costruzione della ferrovia, dello sfruttamento sistematico dei boschi per ricavarne traversine e carbone, delle condizioni di vita e di lavoro nella regione mineraria sud-orientale, degli attacchi aerei degli Alleati, degli sforzi degli intellettuali arrivati da Roma, che incitano gli ingombranti sardi all’azione politica. In episodi di incompresa trasformazione sociale, l’identità sarda permane quale unico e sicuro valore permanente. Ogni tentativo di azione fallisce. »A voi sardi non si può insegnare nulla«.

In tal modo i Sardi sono rimasti imprigionati – come già da molti secoli – nel loro ruolo di vittime inascoltate, forza-lavoro sfruttata e, tutt’al più, come spettatori diffidenti. In qualità di raccoglitori di legna, carbonai, pastori, inservienti, braccianti – molti fino alla metà del XX sec. – hanno vissuto un’esistenza ricca di privazioni, spesso in condizioni da età della pietra e privati dell’istruzione anche più elementare. (»Per Liccu, l’unica ricchezza di un uomo era la libertà, e solo gli anni potevano curvargli la schiena«). Beneficiari rimanevano coloro i quali lo erano sempre stati.

Molti personaggi di cui raccontano gli autori sardi sono caratterizzati da queste situazioni.

Ai deboli non rimane altro che l’apatia, ai forti la lotta per una scarsa zona d’influenza – se necessario anche a spese del vicino. Le donne di Savina Dolores Massa modellano i propri figli e, quando falliscono, perdono la parola (»la lingua morta in anticipo su di lei«), siedono inerti, sopportano pietrificate (»La madre paralitica, seduta rigida su una sedia con le ruote frenate da sacchi di carbone«). Gli uomini proteggono e difendono il loro onore e il loro orgoglio come il bene più prezioso: »Noi di dire a un altro sardo, Tu mi devi fare il capo, non ci riusciamo, noi«.

Savina Dolores Massa appartiene alla cerchia più significativa di giovani autrici sarde, i cui testi sono fortemente radicati nella cultura dell’isola e nella sua storia, riuscendo comunque a sviluppare forme di racconto letterarie innovative e tonalità stilistiche individuali [vedere »Sardische Literatur aus hundert Jahren | Cento anni di letteratura sarda« su buecherrezensionen.org].

I racconti di »Ogni madre« sfruttano appieno il potenziale offerto dal genere della short story. Leggiamo di avvenimenti incredibili, vediamo persone focalizzate proprio nel momento in cui il loro destino cambia repentinamente, veniamo colti di sorpresa da svolte finali, ascoltiamo l’intimo dialogo interiore tra un vedovo e la moglie suicida.

Savina Dolores Massa evoca impressioni insolitamente forti, che difficilmente dimenticherete. Ciò risiede nella precisione del suo vocabolario, nella densità della costruzione della frase, spesso tortuosa come il tronco nodoso di un antico olivo, oppure frammentaria (»Niente stelle: spente«). Il suo stile è scarno o fervido, come i suoi personaggi.

Di continuo troviamo immagini che si impressionano nella mente (»contando formiche con le ali«, »dalle parole pronunciate erano scomparse le vocali«), e motivi (ad esempio reiterazioni che ricordano le formule delle fiabe: »E tu, Sofia, non mi hai mai sentito la voce«) oltre a elementi magici (»in vetta a un monte […] decise di acchiappare due stelle per sostituire gli occhi della madre: spenti«), che tuttavia trovano un legame con fatti storici, e in tal modo sviluppano un valore tanto più forte.

Nella prefazione confessa Savina Dolores Massa: »Ai veri protagonisti della Storia va tutto il mio rispetto e il mio amore incondizionato, come pure alla mia incantatrice, ma spesso amara isola«.

traduzione: Laura Dore (per Edizioni Il Maestrale)


Recensione di Gino Marchitelli: »Il pittore«

:
Il pittore

Giallo · Red Duck Edizioni · · Brossura · 204 pp. · ISBN B00I8CV4K2
Lingua: it Paese d’origine: it · Regione: Puglia

Autori e vittime nel Salento

Recensione pubblicata il 16 giugno 2014 · senza voti · senza commenti

Clicca qui deutsch
per la versione tedesca
di questa recensione.

Come inizia in modo idilliaco questo romanzo! Noi turisti ci ricordiamo benissimo dell’aereo che vola verso Bari o Brindisi sopra »lo spettacolo della costa«; subito dopo l’atterraggio, ci circonda il vento caldo del Salento, prendiamo l’auto a noleggio e ci mettiamo subito alla guida pieni di speranze, allegri e felici verso i nostri luoghi di vacanza.

La famiglia inglese, che arriva il 6 aprile, però non ha idea di cosa li aspetta. Giocando sulla spiaggia di Penna Grossa – a nord della Riserva Naturale WWF di Torre Guaceto – i bambini trovano, dietro le sco­gliere, il cadavere di una donna nuda in uno stato pietoso e già corroso dall’acqua salina.

Dal grigio e piovoso nord d’Italia Cristina Petruzzi e il suo compagno Matteo Lorenzi sono arrivati qui lungo l’autostrada A14. Il commissario della Squadra Mobile di Milano alcuni mesi prima aveva risolto una serie di omicidi nel campo dell’edilizia e la giornalista investigatrice di Radio Popolare lo aveva aiu­tato. Durante una di queste indagini pericolose lei stessa era stata rapita. Per riprendersi dal trauma subito, il medico le aveva consigliato una pausa di due settimane, e per fortuna avevano ricevuto ospitalità in Sa­lento, una classica meta turistica anche per gli italiani.

In un altro caso di omicidi seriali, Lorenzi aveva lavorato con De Stefano, il maresciallo dei carabinieri di San Vito dei Normanni; l’amicizia che si era creata tra di loro aveva portato De Stefano ad invitare l’amico a casa sua. Lorenzi spera ora di poter mostrare a Cristina la bellezza della zona, che egli stesso aveva scoperto in collaborazione con il collega. La casa si trova a Santa Sabina, presso lo scoglio del cavallo – un’acqua cristallina, una spiaggia da sogno, una vecchia torre di guardia a protezione dei Saraceni, come tante che si possono ammirare lungo la costa della Puglia. L’autore descrive i luoghi dove si svolgono le azioni e i percorsi in modo così dettagliato da poterli, volendo, facilmente visitare e seguire in vacanza.

La prima cena insieme in un ristorante sulla spiaggia evoca piacevoli aspettative amorose tra i due prota­gonisti. Nel piccolo porto davanti al ristorante guardano oltre la spalla di un pittore. Il settantenne con barba e lunghi capelli bianchi si chiama Olaf Jan Nielsen; è di Copenaghen e da qualche anno si è trasferito qui, a Carovigno e Ostuni. Le sue passioni sono dipingere e fotografare le barche da pesca ormeggiate in acqua, e gli uomini che ci lavorano.

Per Cristina e Matteo, purtroppo, niente vacanza romantica e rilassante come previsto. Sulla strada per la spiaggia di Torre Guaceto i due incontrano la squadra speciale intenta a studiare il caso della donna uccisa e, grazie alle relazioni personali, vengono autorizzati a parteciparvi.

Mentre gli investigatori svolgono le loro indagini, il lettore apprende l’intera storia del crimine, anzi, la »vive« proprio. Due donne di Monaco si erano recate nel sud d’Italia verso la fine di marzo per dimenti­care i loro problemi. Purtroppo, piene di voglia di vivere, ignorano i possibili rischi e perdono il controllo di se stesse e degli eventi. Incontrano alcuni giovani che hanno poco rispetto delle donne, pochi scrupoli e poco da perdere, e ciò che inizia come incontro sessuale casuale, finisce per una delle due donne in una morte brutale. Durante gli eventi successivi anche il pittore danese, del tutto innocente, perde la sua vita e anche Cristina mette in pericolo la propria.

Questo è un libro sui generis.

Lo stile narrativo di questo giallo è diretto, solido, schietto e senza fronzoli, come lo stile del linguaggio e la caratterizzazione diretta e a volte un po’ ovvia (»un bravo magistrato«; »Cristina comprende l’animo del commissario«; »la curiosità professionale viene prima della voglia di vacanza e riposo«). Le identità dei colpevoli e delle vittime sono chiare, tutte le attività e gli eventi vengono spiegati accuratamente. All’autore non importa fare un enigma del caso o creare la tensione di un Whodunit, ma piuttosto scoprire che cosa ha portato gli autori a compiere i delitti, e soprattutto illuminare la mentalità e il disagio sociale dei personaggi.

Per questo il narratore si sofferma a volte sulla situazione di un protagonista chiedendosi: come si sente? Come sono andate le cose? Perchè adesso si trova in questa situazione? Stilisticamente, può sembrare ques­to un metodo datato, ma crea lo spazio per un momento di riflessione.

D’altro canto però sembra che l’autore non voglia lasciare troppo spazio di riflessione al suo lettore. Aggiungendo alcune foto e link di musica (su YouTube) delimita la sua facoltà immaginativa. Similmente i suoi lunghi commenti sulla situazione sociale e politica del paese non solo interpretano le azioni dei prota­gonisti, ma anche ci dirigono verso una certa visione del mondo.

Il romanzo è intriso della visione del mondo tipicamente italiana del cattocomunismo, che riesce a combi­nare le teorie tutte materialistiche della lotta di classe con la fede in un mondo migliore nell’al di là, l’appello per la rivoluzione con la naturale accettazione delle autorità in famiglia, nel paese, in chiesa – cose che fuori dell’Italia sembrano incompatibili, contraddittori e paradossali. Presenta un’immagine im­pegnata e dettagliata delle popolazioni del mezzogiorno e si respira l’amore dell’autore per la Puglia. Pro­babilmente sono queste le qualità che hanno spinto due giurie di premiazione a pronunciare riconoscimenti speciali a Gino Mar­chi­tel­li e al suo libro: »Premio letterario internazionale ›Il Molinello‹ all’opera in­edita 2013« (marzo 2014) e »Premio letterario nazionale ›La Provincia in Giallo‹« (un’iniziativa per promuovere il giallo connesso con le regioni) (maggio 2014).

I temi che Mar­chi­tel­li elabora nel suo romanzo sono il lavoro duro e mal pagato della popolazione rura­le, la disoccupazione apparentemente senza speranza, ad eccezione dei tre mesi estivi, la mancanza di pro­spettive per i giovani, che preferiscono scegliere le comodi scorciatoie per ottenere quattro soldi rapida­mente e in modo facile per godersi »tutto subito«, mentre i loro bravi genitori, ›accecati‹ come sono dal troppo amore verso i figli, non comprendono la loro angoscia e si disperano per il crollo dei valori tradi­zionali. Ma tutti loro sono impotenti e incapaci di produrre un cambiamento, frenati dalla solita vecchia mentalità che li porta alla convinzione che, in fondo, sia meglio tacere e prendersi cura solo degli affari propri (»i cazzi suoi«) che rischiare di rompere con l’amato figlio o di impegolarsi con »gli sbirri«. Il pro­tagonista in cui tutto questo si concentra si chiama Tony, soprannominato »il magro«. »Tony lu mazzu se ne fotte di tutto … dei genitori, dei carabinieri, del lavoro, della morale corrente, della fatica, della vita dei genitori e di una prospettiva fatta di sudore e lavoro duro. Tony utilizza sostanze, molte e di vario tipo … eppure mantiene un suo strano equilibrio che gli consente di riuscire a lavorare, mascherando la sua dipen­denza, con lo zio pescatore.«

Riguardo ai responsabili della miseria sociale, l’autore di un giallo non può fare altro che accusare molto genericamente la corruzione e i complotti dei potenti e dei politici di turno – usando frasi che si sentono spesso in ogni bar italiano: »Che cazzo di sistema di merda. È tutto una scena, tutto finto, una grande, enorme, recita all’aperto. Non c’è un teatro, non ci sono le scenografie, non c’è regia, o meglio c’è la regia nascosta di un potere nemico di noi giovani. In ogni casa si recita un atto di questa commedia che i potenti, i ricchi, i politici ci fanno rappresentare da secoli. Cambiano gli attori ma lo spettacolo è sempre lo stesso, la guerra dei poveri e la guerra tra poveri. Gli unici che si divertono sono loro, quelli che comandano, quelli che decidono.«

Mettendo sì in luce le condizioni sociali che limitano la libertà dei suoi giovani protagonisti, l’autore però non assolve chi è colpevole di un reato. Per quanto ristretta sia la sua libertà d’azione egli assegna l’ultima responsabilità della scelta morale tra il bene e il male sempre e senza ombra di dubbio all’individuo. Non essendo diventati ancora smaliziati, viscidi, infidi professionisti del crimine, questi ragazzi hanno ancora una coscienza, ed è proprio a questa che si appellano sia la mamma, l’amico paterno di zi’ Egidio che il prete, dal quale si rifugia persino uno come Tony lu mazzu. Anche la consolazione spirituale però non funge da facile via d’uscita, ma anzi lo costringe ad assumersi le proprie responsabilità in quanto uomo: »Io non posso assolverti per quanto hai fatto, credo che il Signore ti abbia condotto fin qui per aiutarti a trovare la giusta strada … Solo dentro di te e con l’aiuto di Dio potrai trovare la forza per espiare la tua colpa. Ora vai a casa e rifletti sulla cosa più giusta da fare.«

In conclusione i crimini di cui ci racconta Marchitelli offrono al lettore non solo la tensione propria di un giallo di genere ma soprattutto uno sguardo autentico sulla realtà di una regione che i turisti troppo spesso idealizzano per la sua bellezza naturale o la minimizzano come una sorta di terra dei Puffi a causa dei trulli, che trovano carini e buffi. Nonostante i suoi piccoli difetti, questo giallo è una lettura originale per tutti coloro che che vogliono far visita alla costa pugliese, con il suo magnifico mare e l’entroterra ancora molto più attraente, o che vogliono imparare in modo divertente qualcosa sulla regione e la sua gente, o che semplicemente vogliono perfezionare il loro italiano.

Per il formato cartaceo di questo libro si prega di rivolgersi all’autore (http://www.ginomarchitelli.com). Inoltre »Il pittore« è già il terzo giallo con Cristina Pe­truzzi e Matteo Lorenzi (dopo »Morte nel Trullo« Gino Marchitelli: »Morte nel Trullo« bei Amazon , 2012, e »Qvimera«, 2013); il quarto libro della serie uscirà ad ottobre 2014.

traduzione: www.buecherrezensionen.org

Go to Top